Vita di Pericle - Civiltà Greca

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Storia > Il secolo di Atene
Vita
Pericle nasce da Santippo (del demo di Colargo, figlio di Artifrone), il vincitore della battaglia di Micale, del 478, e da Agariste, figlia di un fratello del legislatore Clistene. Per parte di madre, la discendenza dal ghénos più illustre ad Atene nel VI secolo: alle spalle, una tradizione che sembra incarnare l’intera storia sociale di Atene, quella degli Alcmeonidi. Apparso sulla scena politica come accusatore di Cimone circa il 463 a.C., Pericle avrà avuto allora intorno ai 30 anni. Una data di nascita intorno al 495-493 a.C. è suggerita dalla notizia fornita da un’iscrizione (SIG3 1078), secondo cui egli sarebbe stato corego nella rappresentazione dei Persiani di Eschilo (472 a.C.), e allora sarà stato almeno ventenne. Nel 476 Temistocle era stato corego delle Fenicie di Frinico, una tragedia di tema analogo. Pericle, in questa uscita pubblica, lega la sua persona alla celebrazione di un tema largamente sentito, e destinato ad ispirare, in una prima fase (fino agli anni Sessanta avanzati), la politica estera della corrente radicale non meno di quella dei conservatori. Tra il 472 e il 463 non pare ci siano eventi di rilievo nella biografia politica di Pericle; ma quando Cimone, dopo la resa di Taso agli Ateniesi (463 a.C.), mancò di trasferire la guerra sul continente contro Alessandro I di Macedonia e di assicurare ad Atene un più esteso dominio nel distretto aurifero del Pangeo, Pericle gli intentò un processo: inutilmente Elpinice, la sorella di Cimone, nota nella tradizione per gli ambigui rapporti col consanguineo, gli offrì i suoi favori; l’accusa rimase, ma il tono di Pericle fu nei fatti estremamente moderato e Cimone fu assolto.
Era il primo scossone al prestigio di Cimone, democratico leale, ma di spiriti conservatori o addirittura filospartani. Il successivo e definitivo colpo non tarderà a venire (per effetto dello smacco inferto dagli Spartani al contingente ateniese inviato in loro aiuto nel 462 a.C., durante la III guerra messenica). Chiarezza di intenti e gradualità di azione politica caratterizzano già ampiamente questi inizi di Pericle. Ma tutto questo non significa assenza di asprezza nel confronto politico. Al contrario, se è vero che la democrazia ateniese in generale non presenta aspetti di violenza fisica, appare tuttavia come la ribalta storica su cui si sperimenta ogni altra forma di durezza: nel momento in cui s’introduce nella scena politica la contrapposizione frontale, si avverte, presente e perciò messa a frutto, l’opinione pubblica. E l’opinione pubblica, come insieme delle opinioni individuali, è un personaggio in qualche modo nuovo della storia, nella misura in cui essa ha trovato canali istituzionali (dall’assemblea al teatro ai vari contesti politici e militari) in cui esprimersi.









La prima moglie di Pericle fu una donna già imparentata con lui, di cui non ci è tramandato il nome (Plutarco, Pericle 24), dalla quale ebbe comunque due figli, Santippo e Paralo, che morirono durante la stessa epidemia di peste in cui trovò la morte il padre. Intorno al 450 Pericle deve aver iniziato la sua relazione con Aspasia, l’etera di Mileto (l’origine megarese le è attribuita solo dal noto falsario Eraclide Pontico), da cui ebbe un figlio, di consueto indicato come Pericle il giovane, certamente nato dopo il 451/ 450, data di promulgazione della legge che «non dovesse aver parte alla città chi non fosse nato da genitori entrambi cittadini»; legge che fu disattesa proprio in favore del figlio dello statista (Pericle il giovane), che sarà però fra gli strateghi condannati a morte e giustiziati a seguito del ‘processo delle Arginuse’ nell’autunno del 406. Il dominio politico di Pericle durò circa quarant’anni, secondo un’indicazione di Plutarco (Vita, 16, 3), la quale tuttavia distingue implicitamente tra due fasi diverse: una prima, nella quale Pericle primeggiò «fra gli Efialti, i Leocrati, i Mironidi, i Cimoni, i Tolmidi e i Tucididi», e una seconda, successiva all’abbattimento della posizione e all’ostracismo di Tucidide (il figlio di Melesia) (444/ 443); egli tenne la strategia per non meno di quindici anni consecutivi e detenne altre strategie isolate (almeno nell’anno 454 e negli anni 448-446). Prima del 443, Pericle svolse certamente un ruolo politico di prim’ordine.
Le iniziative ateniesi di politica estera, in qualche modo ricollegabili con gli esordi di Pericle, sono da riconoscere nelle alleanze strette con Argo, i Tessali, Megara, dopo lo smacco subito con il rinvio, da parte di Sparta, del contingente attico, nel corso della guerra «del terremoto».
Una tradizione, che è stata assai spesso impugnata, nell’antichità (da Teopompo) come ai nostri giorni, colloca nel 449 la stipula di un accordo tra Atene e la Persia, che chiude ai Persiani l’accesso al mare Egeo, vietando alle navi di superare capo Chelidonia, a sud, e le isole Cianee, a nord, e interdice all’esercito persiano di avvicinarsi alla costa occidentale dell’Asia Minore (l’area delle città greche) a una distanza inferiore ai tre giorni di marcia. Recenti tentativi di negare il valore dimostrativo di un accenno di Tucidide al diritto persiano di navigare lungo la sua chóra, che Sparta riconosceva al re nel 412/ 411, sono da considerare assai deboli: la verità è che il re si vedeva così riconosciuto un diritto, che evidentemente qualcuno doveva avergli contestato. Forse si data in questo periodo la missione del ricchissimo Callia, figlio di







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