Epinicio V, 2 - Civiltà Greca

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Periodo arcaico > Bacchilide
E non smise la collera la cacciatrice,
la forte figlia di Leto;
combattemmo continuamente per la splendida pelle
con i bellicosi Cureti,
e io insieme a molti altri
uccisi Ificlo ed il coraggioso Afareto,
miei zii materni.
Ares dal cuore feroce
non distingue l’amico in battaglia;
armi cieche, partendo
dalle mani contro la vita
dei nemici, portano morte
a chi vuole il dio.
Non pensò a ciò l’aspra figlia
di Testio, mia madre, che senza esitare
mi portò un malvagio destino,
ordì la mia morte:
dalla cassa ben lavorata
prese il tizzone della mia rapida morte,
e lo bruciò; la dea del destino
l’aveva un giorno fissato
limile della mia vita. Ed io che stavo
spogliando delle sue armi
dimeno, figlio
illustre di Daipilo,
uomo bellissimo (l’avevo colto
davanti alle mura - gli altri fuggivano
verso l’antica, illustre città
di Pleurone), sentii mancarmi la vita
e agonizzando capii,
nell’estremo respiro piansi, infelice,
la giovinezza fulgente che abbandonavo».
Dicono che solo allora
all’impavido figlio di Anfitrione
si inumidirono gli occhi, piangendo
il destino di quell’infelice
e così gli rispose: «Per l’uomo
meglio non essere nato,
non avere mai visto la luce
del sole; ma nessun profitto 
c’è nei lamenti: dobbiamo dire piuttosto
quello che è destinato a compirsi.
C’è nella casa
del coraggioso Eneo una figlia
vergine, che ti assomigli?
Di lei sarei lieto di fare
la mia splendida sposa».
Gli rispose l’ombra
del coraggioso Meleagro:
«Ho lasciato nella mia casa una giovane
dal tenero collo, di nome
Deianira, ancora inesperta
dell’aurea Afrodite che incanta gli uomini».
Calliope dalle bianche braccia,
ferma qui il tuo bel carro;
ora celebra Zeus, il figlio di Crono,
re degli dèi, signore d’Olimpo,
e l’instancabile corso
del fiume Alfeo e Pelope
c Pisa, dove coi piedi veloci
Ferenico ha vinto
la corsa portando
fiori di prosperità a Siracusa
dalle belle torri e a Ierone.
Quando qualcuno ha successo,
per amore della verità
si deve lodarlo e respingere
con tutt’e due le mani l’invidia.
Ha detto un beota,
un servo delle dolci Muse,
Esiodo: l'uomo a chi gli immortali rendono onore
riceve anche dagli uomini gloria.
Sono persuaso a mandare a Ierone
la mia voce di gloria l...  
Di là fioriscono le
fondamenta del bene; Zeus,
potentissimo padre, le
mantenga solide in pace
(trad. di G. Paduano)

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