Edipo - Civiltà Greca

Vai ai contenuti
Mitologia
Alla domanda «chi è Edipo ?» si deve rispondere in modi differenti perché in realtà non esiste un solo Edipo. Se volessimo percorrere questa via incontreremmo l’Edipo dell' arcaico mito tribale: quello sventurato e sofferente della Tragedia, da Sofocle a Seneca: poi l’Edipo medievale, poi ancora quello della tragedia moderna, come nei drammi di Emanuele Tesauro o di Voltaire. prodotto di una ripresa classicizzante di modelli antichi. L’ultima resurrezione di Edipo si ha all’inizio del Novecento, quando frammenti del suo mito vennero reinterpretati dalla scienza umana che piu ha influito sulla cultura occidentale contemporanea.
Fondando la psicoanalisi, Freud scelse proprio l’Edipo del dramma greco come simbolo di un altro tipo di dramma, che ogni uomo interpreta senza saperlo in una parte segreta della sua mente; la storia del re di Tebe si può dunque ben considerare il mito di fondazione della psicoanalisi. «Se il re Edipo, - scrive Freud, - riesce a scuotere l’uomo moderno non meno dei Greci suoi contemporanei, la spiegazione può trovarsi soltanto nel fatto che deve esistere nel nostro intimo una voce pronta a riconoscere la forza coattiva del destino di Edipo... Il suo destino ci commuove soltanto perché sarebbe potuto diventare anche il nostro, perché prima della nostra nascita l'oracolo ha decretato la medesima maledizione per noi e per lui».

Edipo, i sogni d’incesto e il segreto impulso verso l’amore materno hanno già uno spazio fondamentale nell' lnterpretazione dei Sogni, pubblicata nel 1900.
Da questa prospettiva, i grandi temi esistenziali della tragedia greca si dissolvono d’un tratto o mutano significato: la colpa diviene necessità, il Fato si trasforma nell’Inconscio. Ciò che il mito tragico descrive come intreccio di eventi, che spingono i suoi protagonisti su oscure vie guidate dalla volontà di un dio, s'interiorizza e diviene «l’evento» per eccellenza, quello che fonda la vita psichica di ogni uomo.
In definitiva, al problema della scelta e del destino, del motivo per cui l'Edipo della tragedia di Sofocle soffre e si acceca, si sostituisce un altro dilemma che trasferisce il discorso sul piano dell’identità e vede quindi Edipo non in lotta contro il destino ma contro una parte di se stesso - una parte che gli è ignota ma che pure lo attira irresistibilmente.
Ma se da Freud si passa a Jung e ai suoi discepoli il percorso di degradazione del mito a nevrosi s’inverte nella constatazione che il linguaggio dell’inconscio è nel suo complesso un processo inesauribile di mitopoiesi.
Il «nuovo» Edipo che prende forma nel Novecento ha però, oltre a Freud, un altro padre. Nel nono capitolo della Nascita della tragedia, Nietzsche gli dedica poche ma importanti parole: egli ne fa l’esempio dell’uomo che infrange le convenzioni sociali e mostra come la sapienza sia in realtà un delitto contro la natura - un percorso che deve andare al di là delle regole morali. Edipo ha violato la legge dell’individuazione, secondo la quale un uomo non può essere altro che se stesso: invece, si scoprirà che quest’uomo è nello stesso tempo il criminale e il salvatore che riscatta se stesso passando attraverso il cerchio del dolore e dell’illuminazione, dopo avere visto il tetro fondo di se stesso. L’eroe dell’Edipo a Colono è un punto di non ritorno: «il vecchio soverchiato dalla miseria e che accetta come soggetto passivo tutto ciò che lo domina (scrive Nietzsche), spande una divina serenità che ci dice come l’eroe raggiunge una forma superiore di attività col suo contegno passivo, laddove il suo conscio e deliberato sforzarsi e travagliarsi nel corso della sua precedente esistenza non lo ha condotto altro che alla passività».
Abbiamo poi un Edipo filtrato dal Crstianesimo, come l’Edipo di cui racconta il Roman de Thèbes.
Nel momento in cui, nella Legenda Aurea, Jacopo da Varazze romanza la vita dell'apostolo maledetto, attraverso Giuda vediamo comparire improvvisamente Edipo. Questo Giuda porta, come l'Edipo di Sofocle, il peso di essere nello stesso tempo un reietto e un prescelto.

Il folklore offre molti altri esempi di personaggi con caratteri edipici, prodotti da un intreccio di racconti popolari. Anche oltre i confini dell’Europa, del resto, si incontrano figure che riproducono le peripezie dell’eroe tebano e ripropongono i temi fondamentali - parricidio e incesto - della sua storia. Uno di loro è il Nimrud del racconto arabo, un figlio maledetto che il re Kanaan espone subito dopo la nascita per consiglìo degli astrologi : ma il bambino (c’è da dubitarne?) si salverà prodigiosamente, sarà allattato da una femmina di leopardo e raccolto dai contadini di un villaggio. Anche la sua storia dimostra che è impossibile sfuggire al destino: diventato capo di una banda di predoni, finirà per uccidere il padre in battaglia e impadronirsi del suo harem, facendo della propria madre la sua concubina preferita.









Torna ai contenuti