Eunomia, frammento 3 - Civiltà Greca

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Periodo arcaico > Solone
SOLONE, MALGOVERNO E BUONGOVERNO (fr. 3 D)
Non perirà la patria nostra: non lo vuole
Zeus né la mente degli dèi beati:
veglia una dea magnanima, tiene su lei le mani:
Pàllade, figlia dell’Onnipotente.
Ma sono loro, i cittadini folli, affascinati
dal denaro, che vogliono distruggerla,
e sono i demagoghi ingiusti: sconteranno
con tanti guai la loro tracotanza.
Non conoscono remore agli eccessi, non sanno
gustare gioie conviviali in pace.
[…]
si fanno ricchi dietro all’ingiustizia
[…]
senza riguardo a beni sacri o pubblici,
chi di qua chi di là saccheggiano, rapinano,
spregiando i fondamenti di Giustizia.
Ella non parla: conscia del presente e del passato,
arriva sempre, vindice, col tempo.
Piaga senza rimedio grava sulla città.
È divenuta schiava in un baleno.
La schiavitù ridesta lotte civili e guerre
sopite, e tanta gioventù ne muore.
Per i nemici, la città diletta si consuma
in convegni che pescano nel torbido.
Ecco i mali che girano nel popolo: dei poveri
sono molti che migrano lontano,
all’estero, venduti schiavi, in ceppi indegni

la rovina di tutti è, in ogni casa, la rovina
d’ognuno, e non c’è porta che la blocchi:
varca d’un balzo le muraglie, e coglie anche chi fugge
e si rimpiatta in camere segrete.
Questo mi detta il cuore d’insegnare agli Ateniesi:
il Malgoverno è fonte di rovina;
il Buongoverno è fonte d’ordine e di misura,
getta spesso i colpevoli in catene,
appiana asprezze, limita la sazietà, cancella
la prepotenza, secca in boccio i fiori
del male, addrizza le sentenze storte, mitiga
la superbia, sopisce la discordia,
la bile dei dissidi funesti: allora gli uomini
non hanno che saggezza ed equità.
(trad. di F.M. Pontani)
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