Brani scelti 3 - Civiltà Greca

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Periodo classico > Sofocle > Antigone
TIRESIA Signori di Tebe, giungiamo dalla stessa via, e gli occhi di uno solo vedevano per due: non è tragitto che un cieco possa compiere senza guida.
CREONTE Che cosa succede di nuovo, vecchio Tiresia?
TIRESIA Te lo spiegherò. E tu fidati dell’indovino. Sappi che stai camminando sull’orlo della sorte.
Lo saprai, se ascolti i segni della mia arte. Sedevo sul mio antico scranno per scrutare i segni degli alati, dove essi si radunano tutti come in un approdo, quando sento strane grida di uccelli che stridono con furore sinistro e selvaggio, e capii che si straziavano a sangue con gli artigli: ne era chiaro segno il rombo delle ali. Mi spaventai, e feci subito la prova delle offerte sugli altari ardenti. Ma dalle vittime non avvampava Efesto, e il grasso delle carni si sfaceva, colando sulla cenere, e fumava, e schizzava via; e la bile si disperdeva in aria, le cosce grondanti si snudavano del grasso che le fasciava. Mi informò questo ragazzo – lui guida me, io sono guida ad altri – dei pronostici disfatti di un sacrificio indecifrabile. La tua decisione appesta la città,


e gli altari e i bracieri traboccano del pasto che gli uccelli e i cani strappano dal cadavere dell’infelice figlio di Edipo. E gli dei non accolgono più le nostre invocazioni sacrificali, né la fiamma che sprigiona dalle cosce delle vittime, e gli uccelli strafogati nel grasso insanguinato dell’ucciso non emettono più versi comprensibili. Rifletti su questo, o figlio! Sbagliare, è male comune degli umani. Ma chi, dopo avere sbagliato, non si mantiene irremovibile e rimedia all’errore in cui è caduto, non è più uno stolto o uno sciagurato. L’ostinazione, invece, si espone all’accusa di ottusità. Cedi al morto! Non infierire su un cadavere! Che prodezza è, ammazzare chi è morto? È per il tuo bene che ti parlo. Non c’è niente di meglio che imparare da chi dice il giusto, se quello che dice reca vantaggio.

CORO O dio dai molti nomi, vanto della sposa cadmea, figlio di Zeus tonante, tu che proteggi la gloriosa Italia e regni nelle valli ospitali di Deó, a Eleusi!
O Bacco che dimori a Tebe, città delle Baccanti, presso le correnti dell’Ismeno e il seme del drago selvaggio, [ant. I le torce lucenti, la fonte di Castalia ti scòrsero sulla rupe dalla duplice vetta, dove accorrono le Ninfe dell’antro coricio, baccheggiando, e ti inviano a noi i pendii coperti di edera dei monti Nisei, e le balze verdi, ricche di vigne, a visitare le contrade di Tebe quando risuona la voce immortale dell’euoé. [str. II E tu la onori più di ogni altra città, insieme con la madre che fu colpita dalla folgore. Anche adesso che tutta la città


è in balìa di un male feroce, varca con il tuo piede purificatore il pendio del Parnaso o lo stretto di mare che leva i suoi gemiti! [ant. II IÓ tu che guidi la danza degli astri fiammeggianti e vegli sui canti notturni, figlio generato da Zeus! Manifestati, o Signore, con il tuo seguito di Tiadi, che tutta la notte, in delirio, danzano per te, o Iacc1 dispensatore!
CORO Saggezza è fondamento primo di felicità. Mai essere empi nei confronti degli dei. Parole superbe di tracotanti pagano il prezzo di grandi sciagure. In vecchiaia, insegnano saggezza.


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