Testo 4 - Civiltà Greca

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Periodo classico > Sofocle > Edipo a Colono
mano, come a ripararsi gli occhi da una vista tremenda, insostenibile. Passò poco tempo, e vediamo che si prostra adorando ad un tempo, nella stessa formula, sia la Terran che l’Olimpo. Come colui sia morto, non c’è uomo che possa dirlo,all’infuori di Tèseo. Ché disfatto non fu né dalla folgore del dio né dall’insorgere in quel punto di procella marina. Forse un messo venne dai numi a scortarlo, o s’apri per lui benigna la sede degl’Inferi senza luce. Quell’uomo se n’è andato senza pena di morbi e non va pianto, ammirato piuttosto sopra ogni altro. Forse qualcuno pensa ch’io sragioni: chi lo pensa, con me non lo vorrei.
CORIFEO: E le figlie e la scorta dove sono?
NUNZIO: Stanno arrivando, le ragazze: è chiaro dal suono, che si sente, dei lamenti.
[Entrano Antigone e Ismene.]
ANTIGONE: Ahi ahi me! Ora sì possiamo misere piangere il sangue congenito, dannato sangue che ci lascia il padre, causa di tanti guai che nella vita patimmo, e da ultimo d’incalcolabili guai che s’aggiungono, veduti guai, sofferti.
CORO: Che c’è?
ANTIGONE: Si può intuirlo, cari. O no?
CORO: Sparito?
ANTIGONE: Sì, nel modo più auspicabile. Ché non ci fu spada, né mare con ostile furia, buie plaghe presero l’uomo ché l’avviò calamità scura laggiù. Ahi! Cala, sulle palpebre nostre, notte di rovina. Donde mai prendere ormai miseri viveri, errando in terra aliena o fra marosi d’aspro pelago?


ANTIGONE: Rimpianto forse c’è dei mali. M’erano amabili cose inamabili finché c’era lui nel cerchio delle braccia! Padre, diletto mio, ora vestito di buio negl’Inferi, non sarà mai che un vegliardo inamabile per me tu sia, per questa. .... In quella terra dove profetò, egli morì. Sta laggiù, in un letto d’ombra eterna, lascia un lutto ricco di pianto. Geme per te, piange per te, padre, la mia pupilla, e come, misera, cancellare questo cruccio io potrò mai, padre, per te? Vaticinasti, ahimè, la morte in terra estrania, ma così solingo morto sei!



Edipo a Colono: video della rappresentazionedi Siracusa 2009, con G. Albertazzi:
parte 2            
parte 5     
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