Versi 208 - 285 - Civiltà Greca

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Periodo arcaico > Esiodo > Le Opere e i giorni
ESIODO, LE OPERE E I GIORNI: vv. 213-285
O Perse, tu ascolta la giustizia, e non dar credito alla violenza; la violenza infatti è dannosa al povero mortale, e neanche l’uomo prestante riesce a tollerarla facilmente, ma si piega sotto il suo
peso, quando capita fra le sventure; migliore è il cammino che dall’altra parte conduce alle opere giuste. La giustizia riesce a sopraffar la violenza, quando si giunge alla fine; e l’improvvido impara dopo aver sofferto. Senza indugio difatti il Giuramento corre tutt’insieme con i giudizi malvagi; si sente la Giustizia che strepita, quando vien trascinata là dove la spingono gli uomini divoratori di doni, giudicando le controversie con la loro perversa giustizia. Ella, la Giustizia, va dietro ad essi, piangendo la città
e le tradizioni dei popoli, vestita di tenebra, portando agli uomini il malanno, a quelli che la respingono e non l’amministrano giusta.
Quelli invece che rendono la retta giustizia agli ospiti del paese e ai cittadini locali, e non forviano per nessuna ragione da ciòch’è giusto, per questi uomini la città è fiorente, e le genti prosperano
sperano in essa; la pace nutrice dei figli sta sulla loro terra, né ad essi giammai Zeus onniveggente assegna la guerra funesta, né mai la carestia o la sventura si accompagna con gli uomini dalla
retta giustizia: essi invece si godono nelle feste il frutto sudato del loro lavoro. Per loro la terra porta vitto abbondante; sui monti la quercia porta, in cima, le ghiande, e nel mezzo dei rami le api; e le pecore lanose sono appesantite dal loro vello. Le donne generano i figli somiglianti ai genitori; godono dei loro beni per sempre, né partono con le navi, ma la terra ferace produce i suoi frutti. A quelli invece, cui sta a cuore la iniqua violenza e le opere scellerate, ad essi il Cronide Zeus onniveggente fa realizzare la sua giustizia. Spesso anche un’intera città soffre a causa di un uomo malvagio, il quale si rende colpevole e macchina scellerati disegni. Su di essi dall’alto del cielo il Cronide fa piombare un grave malanno, peste e carestia insieme; ed i popoli vanno in rovina. E le donne non partoriscono, e diminuiscono le case per volere dell’Olimpio Zeus; e di nuovo in altra occasione il Cronide o distrugge un grande esercito di questi, ovvero le loro mura, oppure fa scontare la colpa alle loro navi sul mare.

O sovrani, meditate questa giustizia pure voi; infatti, stando vicini fra gli uomini, gli immortali badano bene a quanti con distorta giustizia si danneggiano a vicenda, non curando il vigile
sguardo degli dèi. E difatti tre decine di migliaia sono sulla terra, nutrice di molti, gli immortali, custodi da parte di Zeus degli uomini mortali, i quali stanno a guardia della giustizia e delle
opere scellerate, vestiti di tenebra, aggirandosi per ogni luogo della terra. E vi è poi la vergine Giustizia, nata da Zeus, gloriosa e veneranda fra gli dèi, che abitano l’Olimpo. Ed ogni volta che
uno la offende, insultandola in modo contorto, ella senza indugio sedendo accanto al padre Cronide svela ad alta voce la mente degli uomini malvagi, fino a che il popolo paghi le scelleratezze
dei sovrani, i quali meditando rovinose imprese deviano dal retto sentiero i loro giudizi, discutendo in modo tortuoso. Custodendo bene questi concetti, o sovrani, raddrizzate i vostri giudizi, o
divoratori di doni, e dimenticatevi completamente dei giudizi distorti. Un uomo che apparecchia mali ad un altro li apparecchia a se stesso, ed il pensiero malvagio è pessimo per chi lo pensa.
L’occhio di Zeus, che vede tutto e tutto considera, fissa lo sguardo anche su queste cose, se vuole, ed a lui non sfugge quale sia in realtà questa specie di giustizia che la città dentro racchiude.
Ora dunque vorrei augurarmi di non essere giusto fra gli uomini, né io né mio figlio, se il più ingiusto otterrà più giustizia; ma non ho alcun dubbio che Zeus dai saggi pensieri metta termine
a tale stato di cose.
O Perse, tu queste cose riponile nella tua mente, e porgi quindi l’orecchio alla giustizia, e dimentica completamente la violenza! Questa infatti è la legge di natura, che agli uomini ha disposto il
Cronide, cioè ai pesci e alle fiere e agli uccelli alati di mangiarsi a vicenda, dacché fra loro non esiste giustizia; agli uomini invece ha dato la giustizia, che è di gran lunga la migliore. Così, se
qualcuno conosce le cose giuste e ha desiderio di esporle, a lui assegna il benessere l’onniveggente Zeus; l’uomo che invece di sua volontà rende falsa testimonianza facendo giuramento, e
offendendo la giustizia si rovina irrimediabilmente, di costui la stirpe nell’avvenire diviene sempre più oscura, mentre la progeniefutura dell’uomo che osserva il giuramento si fa più bella.
(trad. di A. Colonna)

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