Prometeo - Civiltà Greca

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Mitologia
A differenza della tradizione giudaico - cristiana, che si riconosce in un libro rivelato, la Bibbia, i Greci avevano una religione fatta di tradizioni e racconti independenti, di culti e soprattutto, per loro fortuna, non c'è nessun gruppo di sacerdoti che controlli il mondo religioso e decida quello che è correto e quello che non lo è, quello che è ortodosso e quello che è eretico, quello che è autentico e quello che è apocrifo. Il mondo religioso dei Greci è un mondo libero, che ha permesso la creazione della mitologia. (M. Bettini: il grande racconto dei miti classici, pagg. 75, sgg).
La parola "Prometeo" contiene la particella pro, che vuol dire "prima" e la radice meth, che significa "capire, pensare, immaginare". Prometeo è pertanto uno che capisce le cose prima degli altri.
Per sua sfortuna, ha un fratello che si chiama Epimeteo, colui che capisce "dopo" (epì - meth).
Prometeo apparteneva alla stirpe dei Titani perché era figlio di Giapeto, fratello di Crono.
Prometeo dimostrò fin dall'inizio uno straordinario interesse per gli uomini, mentre Zeus li amerà molto meno.
Prometeo crea l'uomo, impastando del fango con l'acqua.
- Bibbia
- Poema di Gilgamesh: il dio Aruru concepisce dapprima nel suo cuore l'immagine dell'uomo, poi si lava le mani e, infine, dopo aver piantato un grumo di argilla nella steppa, dà vita a Enchidu, colui che poi diventerà l'avversario, il doppio, ma anche l'amico di Gilgamesh.
Un'altra potente metafora culturale indica il creatore come il vasaio, presente nel bacino mesopotamico. il vasaio (figulus per i Romani) è una figura che detiene una tecnologia raffinata, quella del tornio. Per questo motivo, vasaio e tornio, cioé artefice e strumento, diventano figure capaci di simboleggiare astuzia e intelligenza.
Per un ìcerto tempo, uomini e dei vivono insieme, condividono le stesse esperienze; poi, però, queste due razze devono separarsi e allora Prometeo decide di procedere in maniera solenne, attraverso un atto che è destinato a diventare il centro stesso della vita religiosa e del pensiero dei Greci: il sacrificio.
Prometeo detta le regole del primo sacrificio, attraverso il quale gli uomini si separeranno dagli dei e così fonda l'istituzione del sacrificio. La vittima designata è un bue: Prometeo scanna l'animale secondo un preciso rituale, divide l'animale ucciso in due parti - la divisione della vittima rispecchia quella tra uomini e dei - e dice: "questa è la parte che tocca agli dei, questa è la parte che tocca agli uomini".
Prometeo intende assegnare agli uomini la parte migliore, la carne e le viscere, mentre agli dei vuole assegnare le ossa. Per questo le ricopre di grasso, in modo che assumanio un aspetto bianco e attraente. Poi chiede a Zeus: "dimmi quale parte preferisci?"
Zeus, che è μητίετα, astuto, ha la μήτις, capisce quello che ha in mente Prometeo, però gli dice che vuole la parte bianca. Prometeo è contento della scelta che lascia agli uomini la parte migliore e agli dei le ossa e il grasso, in quanto essi odoravano solamente il profumo del sacrificio.
Da quel momento in poi, in Grecia, il sacrificio si farà in questo modo: gli uomini si prenderanno la carne e le viscere, gli dei le ossa e il grasso. Zeus però si arrabbia e diventa un nemico degli uomini, mentre Prometeo sarà sempre il loro amico. Zeus, infuriato, toglie agli uomini il fuoco, la cosa più preziosa che hanno. Gli uomini, disperati, chiedono aiuto a Prometeo, che li vuole aiutare ma è controllato da Zeus che tutto vede. Prometeo, allora, escogita un inganno: in Grecia come in Sicilia e nei paesi caldi del Mediterraneo, nascono dei meravigliosi finocchi selvatici, detti talora finocchielle. Se si prende un bastoncino di finocchiella, si vede che dentro è cavo; dunque Prometeo prende un νάρτεχ, un bastoncino cavo, ci infila dentro una scintilla e la porta agli uomini. In questo modo Zeus non si accorge di nulla.
Il mito di Prometeo, con il suo racconto della scintilla, testimonia un uso reale: nel mondo antico, quando il focolare si spegneva e si doveva riaccenderlo, si andava da un vicino, gli si chiedeva un pò di fuoco e lo si portava a casa, tenendolo al riparo dal vento e dal freddo.
Dietro questo racconto si nascondono riferimenti a uno degli aspetti centralio nella vita e nella cultura degli uomini: il loro rapporto con il fuoco.
Un rapporto che era anche di carattere religioso, come mostrano tutte quelle feste, si va dal mondo greco a quello romano antico, a quello cristiano fino all'Ottocento e oltre, che consistevano nello spegnimento rituale di tutti i fuochi della città o del paese, per poi procedere all'installazione del "nuovo fuoco", che qualcuno portava da fuori, in forma di scintilla, dopo averla attinta a una fiamma pura e rinnovata.
I Greci praticavano questo costume nell'isola di Lemno, mentre in Europa lo si faceva, e da qualche parte, nella liturgia cristiana, ancora lo si fa, in occasione delle feste pasquali.
E' impressionante pensare che, quando trasportano in chiesa la scintilla del nuovo fuoco che dovrà illuminare il giorno della resurrezione, il sacerdote o il diacono compiono un gesto che era già appartenuto a Prometeo.


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