Caratteri generali 1 - Civiltà Greca

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Mitologia > Medea
L’eredità incommensurabile che il mondo classico ha lasciato alle culture occidentali moderne — o, per meglio dire, la persistenza del- l’antico nel moderno — è espressa in modo privilegiato da alcune figure mitiche. Edipo come Ulisse, Antigone come Prometeo sono divenuti figure emblematiche, codici privilegiati di idee e valori che, probabil- mente, proprio perché espressi attraverso di essi, sono arrivati ad assumere un carattere universale e metastorico.
Già i poemi omerici contengono riferimenti che testimoniano la diffu- sione antichissima dei racconti mitici sugli Argonauti e sulla figura di Medea.
il mito di Medea prima di Euripide
Era considerata una divinità, legata a genealogie titaniche: Iperione, padre di Helios, e Oceano, padre di Idyia. La madre, a sua volta, già nel nome («colei che sa»), si configura come depositaria di sapienza divina, peraltro insita anche nell’etimo di Medea (mevdomai = «colei che escogita», vale a dire «che sa trovare rimedi»), la cui figura si profila dunque come quella di una dea-maga affine a Circe, alla quale, non a caso, è imparentata in quanto discendente del Sole.
La testimonianza letteraria più rilevante ed estesa dell’età arcaica è quella della IV Pitica di Pindaro che presenta un lungo excursus sul mito di Medea e Giasone, descrivendo la protagonista femminile come la maga che, con le sue arti, affianca e sostiene il capo della spedizione degli Argonauti nel corso della sua impresa: prima indicandogli il mezzo per aggiogare i buoi che emettono fuoco, con i quali arare un terreno scavando solchi profondi due braccia, poi fornendogli le arti per vincere l’enorme e mostruoso drago che custodisce il vello d’oro, senza dimenticare che anche durante la traversata la sapienza di Medea si rivela decisiva, come conferma il fatto che sarà lei, tra l’altro, a suggerire agli Argonauti di trasportare a braccia la nave attraverso il deserto libico.

                                         


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