Pagina 1 - Civiltà Greca

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La Civiltà minoica
Verso la fine del III millennio (2000 ca.) l’equilibrio caratteristico del Bronzo antico si rompe , dando luogo a profondi cambiamenti;  l’Egeo si scinde in due aree , che nel corso del Bronzo medio seguono uno sviluppo diverso.  Creta e le Cicladi sono caratterizzate dall’espansione delle città ,  dall’adozione del sistema palaziale  e  dal mantenimento di un intenso livello di scambi ;  nel Peloponneso e nella Grecia centrale e settentrionale  si registra invece una significativa  regressione culturale .
La civiltà minoica nel periodo dei primi e dei secondi palazzi (2000-1450)
L’isola di Creta  , rimasta indenne dagli sconvolgimenti della fine del III millennio,  svolge per tutta la prima metà del II (2000-1450 ca.) un ruolo di primo piano , sia durante il  periodo dei primi palazzi (2000-1700 ca.) , edificati in forme relativamente semplici a Festo e a Cnosso, sia soprattutto durante quello dei  secondi palazzi (1700-1450 ca.) , che rappresenta l’apogeo della civiltà minoica. Durante la seconda fase palaziale i palazzi già esistenti, dopo una grave distruzione attribuibile a cause naturali oppure alle conseguenze di lotte interne, vengono ricostruiti in forme più complesse; nuovi insediamenti vengono inoltre creati a Mallia, Zakros e Haghia Triada. Tale fase è caratterizzata dall’egemonia  di  Cnosso , che impone sull’isola una significativa unità culturale: la denominazione deriva dal mitico re cnossio Minosse, ricordato da Tucidide, nella cosiddetta «archeologia» (la breve storia della Grecia arcaica tracciata all’inizio delle sue Storie, in I, 2-19), come il più antico possessore di una flotta e thalassokrator  («dominatore del mare») in area egea:
Minosse fu il più antico, a quanto sappiamo per tradizione, a possedere una flotta, a dominare per la maggior parte il mare che ora è greco, a governare sulle isole Cicladi e a diventare il primo colonizzatore della maggior parte di esse, dopo averne scacciato i Cari e avervi installato come capi i propri figli. E per quanto gli fu possibile eliminò la pirateria dal mare, com’è naturale, perché gli giungessero rendite in maggior quantità (I, 4; cfr. I, 8, 2).
La descrizione dell’impero marittimo di Minosse, modellata sull’esperienza dell’impero ateniese del V secolo e quindi con elementi anacronistici, trova tuttavia parziale conferma nel vasto raggio d’azione commerciale di Creta, attestato archeologicamente.
Il sistema palaziale , già presente nel Vicino Oriente , è un sistema di organizzazione politico-sociale fortemente centralizzato , basato appunto sul palazzo e sulle sue diverse funzioni: sede del  potere politico , esso svolge anche f unzioni economiche  (di organizzazione della produzione agricola e artigianale, di raccolta delle materie prime, dei prodotti della terra e dei manufatti, di ridistribuzione degli strumenti di lavoro e delle diverse risorse disponibili),  religiose e culturali.  L’adozione del sistema palaziale a Creta è stata collegata, oltre che all’influenza orientale, a un’evoluzione interna legata a fattori diversi, come l’introduzione delle colture della cosiddetta «triade mediterranea» (vite, ulivo, cereali) , che avrebbe creato la necessità di organizzare la produzione, della raccolta delle eccedenze e la loro ridistribuzione, e lo sviluppo di un artigianato altamente specializzato.
Dal punto di vista architettonico, il palazzo ha una struttura complessa, che è alla base della tradizione cretese sul Labirinto.  Intorno a un grande cortile centrale , di forma rettangolare e  orientato in direzione nord-sud ,  si raggruppano stanze di servizio, d’abitazione e di ricevimento, sale di culto e «teatri», magazzini, uffici, laboratori ; un ampio cortile lastricato introduce alla facciata monumentale, collocata sul lato occidentale; molti ambienti presentano una ricca decorazione ad affreschi policromi.  L’inserimento nel contesto naturale è particolarmente curato : il palazzo è aperto sull’ambiente circostante e sull’abitato che lo circonda, capace di ospitare una popolazione numerosa; particolare attenzione è posta all’aerazione e all’illuminazione.  La mancanza di fortificazioni  sembra indicare una certa sicurezza rispetto alle aggressioni esterne.
Un elemento fondamentale nello sviluppo del sistema palaziale è costituito dai progressi dei  sistemi di notazione ,  dall’uso dei sigilli a quello della scrittura . Creta ha restituito sigilli in pietra, avorio e oro e cretule d’argilla con impronte di sigilli, presenti a Festo fin dall’epoca protopalaziale: apposti a vasi, forzieri, porte, i sigilli consentivano di controllare la raccolta e la ridistribuzione dei beni. La scrittura, necessaria per la contabilità palaziale, era già nota in Mesopotamia e in Egitto, ma  i Cretesi approntarono un sistema autonomo :  prima una scrittura ideogrammatica , definita da Arthur Evans, lo scopritore dell’archivio di Cnosso,  «geroglifica»  e attestata in epoca protopalaziale a Mallia e a Cnosso (l a cui principale testimonianza è il cosiddetto «Disco di Festo»), poi la cosiddetta «Lineare A», presente non solo a Creta ma anche nelle Cicladi e a Samotracia . Si tratta, in entrambi i casi, di scritture sillabiche, che esprimono una lingua non greca e che non è stato possibile finora decifrare. Nel 1450 circa fa invece la sua comparsa a Creta  la «Lineare B» , elaborata dagli abitanti della Grecia continentale; la sua presenza a Creta è ritenuta testimonianza della conquista dell’isola da parte dei Micenei intorno alla metà del XV secolo (1450 ca.).
La religione  è un aspetto fondamentale della vita del palazzo, tanto che Evans ne fu indotto ad avanzare l’ipotesi di una «teocrazia» minoica, guidata da un re-sacerdote. Se questa ipotesi non sembra trovare riscontro sicuro, certo il palazzo riservava al culto ambienti specifici e dedicava ad aspetti cultuali parte della decorazione;  diversi oggetti hanno una specifica destinazione cultuale, tra essi la  labrys , l’ascia bipenne destinata al sacrificio. La religione sembra avere una  forte impronta naturalistica ; le figurine interpretabili come divinità sono femminili e rappresentano  una Potnia («signora»)  affiancata da animali (serpenti, uccelli, leoni).
Notevole è l’impulso dato dal sistema palaziale alla  produzione artistica : la centralizzazione della struttura economica garantisce la fornitura di materie prime e di strutture di servizio agli artigiani, favorendo il progresso di tecniche come l’uso del tornio, l’incrostazione, la placcatura e la granulazione. Nell’ambito della produzione cretese si segnalano  la ceramica del cosiddetto «stile di Kamares» , decorata con motivi naturalistici, tra i quali prevale il polipo, e preziosi manufatti di metallurgia e oreficeria.
La civiltà minoica oltre Creta
La documentazione archeologica, in sostanziale accordo con la visione tucididea della «talassocrazia» di Minosse, attesta i  rapporti dell’isola di Creta con l’Egitto, con Cipro, con le coste dell’Asia Minore (Rodi, Coo, Mileto, Iaso), con le isole dell’Egeo : i Cretesi possono essere identificati con  i Keftiu dei testi egiziani  e con  i Kaptara di quelli del Vicino Oriente .Nelle Cicladi, la diffusione della cultura minoica è notevole, soprattutto a Tera, dove è stato messo in luce un insediamento palaziale con splendidi affreschi, andato distrutto nelle catastrofiche eruzioni vulcaniche datate ora alla fine del XVII secolo (1600 ca.); a Citera e a Rodi sono forse documentabili veri e propri insediamenti minoici. Le Cicladi continuano così a svolgere il ruolo tradizionale di ponte tra Creta e la Grecia continentale.


“Se a un Ateniese colto dell’età di Pericle avessero chiesto di parlare della storia più antica delle città greche, egli non avrebbe avuto difficoltà a raccontare le innumerevoli leggende che circolavano al suo tempo su fatti, dei ed eroi del glorioso passato che ogni città della Grecia antica era orgogliosa di vantare.
“Alla tradizione letteraria greca, da Omero in poi, era ben chiara l’esistenza di una età eroica che aveva preceduto le grandi realizzazioni dell’età classica e con la quale la Grecia di Pericle e Fidia si poneva in stretta continuità.
“Ma se allo stesso Ateniese colto fosse stato chiesto di indicare con esattezza a quanto indietro nel tempo risalissero eroi, leggende ed eventi narrati dal mito allora la risposta sarebbe stata assai vaga. Del loro passato più antico i Greci non coglievano né l’articolazione culturale né tantomeno la profondità cronologica, che si devono invece esclusivamente alla ricostruzione moderna
“La civiltà micenea, che si forma sul continente greco tra la prima e la seconda metà del II millennio a.C., trae origine per molti versi dalla civiltà minoica, che si forma a Creta pochi secoli prima e costituisce il primo esempio in Europa di entità politica e culturale complessa, cioè di entità statale.
“Si vuole piuttosto sottolineare come una storia della Grecia antica non sia comprensibile senza porre il giusto accento su fenomeni di continuità e di frattura, i quali sia geograficamente sia cronologicamente devono essere isolati e apprezzati nella loro giusta dimensione. In definitiva l’unicità della Grecia classica si spiega con la forza di una tradizione che da una certa data in poi appare continua, e della quale lingua, memoria storica, “portamenti antropologicamente ricorrenti ed elementi artistici risultano parte integrante.


1 Creta, l’isola di Zeus
Un’isoletta al centro dell’Egeo
Al centro del mar Egeo sorge l'isola di Creta con una superficie di 8000 chilometri quadrati. lunga 250 chilometri e larga, al massimo, 55. Essa è solcata da fenili vallate, che si estendono tra montagne scoscese, la più alta delle quali, il monte Ida. raggiunge i 2500 metri. Secondo la mitologia greca dentro una grotta di questo monte nacque Zeus, considerato il re e il più potente degli dèi.
L’isola era allietata da un clima mite, da una vegetazione rigogliosa ed era circondata da un mare ricco di pesci. Su di essa, a partire dal 2300 a.C., fiori una civiltà, quella cretese, assai evoluta e sviluppata, profondamente diversa da quella dei forti Stati centralizzati e militari dell'area mcsopotamica ed egizia
Fino al 1450 a.C. Creta rappresentò il centro commerciale e culturale del Mediterraneo, dando vita a una società che raggiunse livelli raffinati e originali nella produzione artigianale e artistica.
Le fonti sulla storia cretese
Di questo mondo ci rimangono soprattutto leggende, che vennero considerate delle semplici fantasie sino ai primi anni del Novecento, quando l'archeologo inglese Arthur Evans (1851-1941) ùiizio a studiare l'isola. Le notizie che oggi abbiamo sulla civiltà cretese vengono soprattutto dai resti archeologici (palaz zi, pitture e vasi decorati) ritrovati in varie parti di Creta. Tuttavia le prime forine di scrittura utilizzate dai Cretesi non sono state ancora decifrate o sono state decifrate solo in maniera parziale, pertanto non è possibile conoscere con precisione i singoli avvenimenti della storia cretese più antica.
Arthur Evans ha scoperto e classificato le tre scritture in uso a Creta e in Grecia fra il 2000 a.C. e il 1150 a.C. circa, distinguendo i tipi rinvenuti in scrittura geroglifica, la più antica. Lineare A e Lineare B, le due successive. La prima scrittura, che secondo Evans risale al periodo 2000-1650 a.C., si presenta sotto forma di disegni, mentre le altre due, la Lineare A (apparsa attorno al 1750 a.C.) e la lineare B (apparsa verso il 1400 a.C.), sono caratterizzate da una serie di segni più schematizzati che assomigliano a delle lettere. Di Lineare B è stata decifrata, mentre della Lineare A si leggono solo alcune parole, anche se sulla sua decifrazione restano ancora molti dubbi.
L’origine del popolo cretese
Ma chi erano allora gli antichi abitanti di Creta? I primi insediamenti umani sull’isola risalgono al Neolitico (6000 a.C.), ma la civiltà minoica sorse nell’Età del bronzo (3000 a.C), quando gli abitanti vennero in contatto con le popolazioni del Vicino Oriente e svilupparono una loro cultura autonoma. Grazie alle descrizioni che si trovano in varie opere della letteratura greca sappiamo che probabilmente i Cretesi provenivano dalla penisola anatolica. nell'odierna Turchia. Invece, osservando i dipinti e gli affreschi scoperti dagli archeologi, vediamo che tisicamente erano di tipo mediterraneo, di modesta statura, scuri di carnagione e coi capelli neri.
Sempre dall’osservazione dei dipinti emerge che usavano armi e oggetti di bronzo e sapevano lavorare vari metalli, come appunto il bronzo, con cui realizzavano spade e lance, e l'oro con cui creavano gioielli di pregevole fattura. Inoltre vestivano abiti colorati e le donne si truccavano in maniera elegante, usando cosmetici prodotti con le erbe e le piante.
Essi dunque dettero origine a una civiltà raffinata e originale chiamata minoica dal nome del leggendario re Minosse che, secondo il racconto dello storico greco Tucidide (V secolo a.C.). aveva esteso il suo dominio su Atene e altre località della Grecia.
La leggenda del labirinto
I-a leggenda di Minosse si incrocia con quelle del Minotauro e di Dedalo e Icaro I miti raccontano che il re ordinò al celebre architetto Dedalo di costruire un labirinto dove rinchiudere il Minotauro, un essere metà uomo e metà toro che si cibava di carne umana. Dopo aver sconfitto gli Ateniesi, Minosse li costrinse in segno di resa a inviargli ogni anno sette giovanotti e sette ragazze per darli in pasto a quel mostro. Per evitare che qualcuno potesse svelare il modo per uscire da qual complesso edificio vi rinchiuse anche l’architetto che lo aveva costruito. Dedalo, assieme a suo figlio Icaro. Dedalo, uomo pieno di risorse, realizzò due paia di ali fatte di piume di uccello tenute insieme dalla cera, così lui e suo figlio poterono spiccare il volo e fuggire. Ma Icaro imprudentemente si avvicinò troppo al sole, che sciolse la cera facendolo precipitare in mare.
Secondo un'altra leggenda, il Minotauro venne infine ucciso dall'eroe greco Teseo, il quale riuscì poi a uscire dal labirinto srotolando un gomitolo di lana che gli aveva dato Arianna, la figlia del re, che si era innamorata di lui. Da questi episodi mitologici derivano il tenninc “dedalo’’, che ancora oggi usiamo per indicare un insieme di strade strette, e l’espressione "perdere il filo" (di Arianna!) quando non riusciamo a concludere un discorso.

La legenda di Minosse, in realtà, farebbe riferimento al tributo che la città di Atene era costretta a pacare ai Cretesi che dominavano il mar Egeo; il labirinto era probabilmente il palazzo di Cnosso. la capitale dell’isola, e la figura del Minotauro indicava la consuetudine dei re cretesi di ornarsi con pelli e corna di toro. Il successo di Teseo invece potrebbe simboleggiare Atene, che tra il 1400 e il 1200 a.C. riuscì a liberarsi dal predominio cretese.
■ Un popolo di mercanti e marinai
La posizione geografica di Creta era ed è ancora oggi particolarmente felice Essa si trova infatti nel cuore del Mediterraneo, al centro di tre continenti, Europa, Asia e Africa: dalle sue sponde si potevano dunque agevolmente raggiungere le penisole greca e anatolica, e le coste di Siria, Palestina ed Egitto.
Inoltre il mare che la circonda è costellato da numerose isole: poiché all’epoca si navigava a vista, cioè prendendo come punto di riferimento la terraferma, la presenza di queste.
FONTE SCRITTA
Minosse e il tributo degli ateniesi
Le fonti storiche restituiscono un'immagine complessa e ambigua di Minosse, il mitico re di Creta: talvolta presentato come un despota autoritario, dunque piuttosto odioso nella mente dei Greci, talvolta annoverato tra i primi legislatori e riconosciuto come detentore di massimo equilibrio nei giudizi. Nel brano seguente 1 greco Plutarco, autore di un’opera biografica dal titolo Vite parallele, riferisce gli eventi che portarono gli ateniesi a versare periodicamente un tributo umano a Minosse e descrive i riti del Labirinto, soffermandosi sulla varietà delle storie circolanti in merito.
Minosse, convinto che Aidrogeo1 fosse stato ucciso con l'inganno in Attica, aveva mosso guerra e causava molti mali ai suoi abitanti; la divinità da parte sua mandava in rovina il paese: su di esso [= sull'Attica] infatti si abbatterono sterilita e malattie innumerevoli, e i fiumi si erano prosciugati; il dio indico loro (= agli abitanti dell'Attica J di riconciliarsi e di riappacificarsi con Minosse, per far cessare l'ira e porre fine alle sofferenze; allora gli abitanti dell'Attica mandarono un araldo, chiesero di venire a patti e conclusero un trattato in base al quale come tributo avrebbero mandato ogni nove anni sette ragazzi e sette ragazze: su questo Concorda la maggior parte degli storici. Il racconto più tragico rappresenta il Minotauro che uccide nel labirinto i giovani condotti a Creta, oppure essi che, dopo aver vagato, incapaci di trovare una via d’uscita, muoiono li. [...] Filocoro* racconta che i Cretesi non sono d’accordo su questo, ma dicono che il Labirinto era una prigione con un solo svantaggio: quelli custoditi la non potevano fuggire; che Minosse faceva gare ginniche in onore di Androgeo e ai vincitori clava come premio i ragazzi, fino a quel momento prigionieri nel Labirinto. le prime gare le vinse un uomo che allora era molto influente presso di lui e che comandava l'esercito: si chiamava Tauro, era smodato e crudele di carattere, e anche nei confronti dei giovani Ateniesi si comportò in modo arrogante e violento.
(da Plutarco. Le Vite di Teseo e di Romolo.)

                                                            

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