Pagina 2 - Civiltà Greca

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Storia > Civiltà minoica
Anche a Creta, come in Egitto o in Mesopotamia. il potere era concentrato nelle mani di un sovrano, ma le differenze tra le società orientali e questa prima civiltà europea erano numerose ed emergono con evidenza dallo studio dell'architettura cittadina e dalle raffigurazioni pittoriche.
Rispetto alle città mesopotamiche, quelle minoiche non erano circondate da alte mu ra: i Cretesi infatti non avevano bisogno di fortificazioni per difendersi dai nemici, sia perché erano protetri dalla flotta e dal mare, sia perché erano fondamentalmente un popolo pacifico. Infatti non furono quasi mai impegnati in guerre di conquista e quindi non temevano attacchi o invasioni dall'esterno. N’on si hanno notizie nemmeno di rivolte interne. visto che sull’isola si viveva bene, in pace e prosperità. In genere i Cretesi preferivano usare le ricchezze via via guadagnate per intraprendere nuovi commerci, che a loro volta producevano ulteriori guadagni.
Al centro della vita urbana: i palazzi
I palazzi dove risiedevano i sovrani minoici non erano costruzioni monumentali, come quelli nei quali vivevano, isolati dal popolo, i re divinizzati delle monarchie orientali. Si trattava invece di palazzi squadrati e molto estesi, costituiti da sale, camere, archivi per i documenti, magazzini c laboratori di artigiani, costruiti con mattoni essiccati al sole e riccamente affrescati, adatti a ospitare gruppi numerosi di persone che vivevano c lavoravano riuniti attorno al loro capo. I bagni erano dotati di acqua corrente, trasportata da tubi di terracotta collegati a cisterne, e tutte le sale erano illuminate con lampade a olio. Gran parte della vita sociale si svolgeva all’interno di cortili chiusi da portici, sostenuti da grandi colonne dipinte di rosso. Il palazzo più imponente, sede della famiglia reale, si trovava a Gnosso.
Nel corso dei viaggi in mare i Cretesi vennero a contatto con diverse culture straniere e in particolare con quella egizia, da cui impararono l’amore per l'arte e per il disegno. Prendendo spunto dagli Egizi, gli artisti decoravano le pareti dei palazzi con abilità e fantasia, mentre gli artigiani producevano ceramiche variopinte e gioielli di svariate forme. In tutte le sue espressioni l’arte minoica si distinse per rappresentazioni della vita quotidiana vivaci, movimentate e piene di colore. I soggetti più raffigurati riguardavano il mare, soprattutto imbarcazioni e pesci, come i polipi e i delfini che nuotavano intorno alle navi dei mercanti.
Il palazzo di Cnosso
Gli archeologi sostengono che a partire dal 2000 a.C. iniziarono i lavori per la costruzione dal palazzo di Cnosso. Le fondamenta e i pavimenti erano in pietra, mentre le pareti erano fatte con mattoni crudi e i tetti di legno. Oltre a quello <S Cnosso (il più famoso) altri palazzi sorsero in varie locaftà dell'isola, a Festo. Haghia. Triada e Malia. Queste prime costruzioni vennero però distrutte da un terremoto verificatosi intorno al 1.700 a.C. Sopra le rovine furono eretti nuovi palazzi, ancor più grandi e ricchi di decorazioni, che divennero il simbolo del massimo splendore raggiunto dalla cività minoica. I palazzi occupavano aree molto estese ed erano grandi come un intero villaggio. Dato che la vita sociale si svolgeva al loro interno gli architetti li progettarono in modo che ogni locale fosse adatto ale funzioni che vi si dovevano svolgere all'Interno.
Quindi le salo per le assemblee e la vita di corte erano ampie e si trovavano ai piani superiori, mentre gli ambienti adfciti
a magazzini erano dei vani lunghi e stretti posti in basso, nel seminterrato, in modo che l’umidità e la frescura del terreno favorissero la corretta conservazione dei otri e del vino Le provviste alimentari venivano conservate in grandi anfore di terracotta, chiamate pithoi La principale novità dei palazzi cretesi stava nelle decorazioni che non erano sculture a tutto tondo o bassorilievi, come nelle piramidi egizie, ma essenzialmente affreschi realizzati con colori molto vivaci Mentre l'architettura egiziana aveva lo scopo di impressionare i visitatovi con la grandiosità delle proporzioni, quella minoica voleva trasmettere serenità e gioia. Le immagini non intendevano comunicare dei concetti, ma erano semplci decorazioni che servivano ad abbellire le stanze e i cortili. Gli adisti che le disegnavano quindi cercavano di raffigurare "il bello'', rappresentando fori, piante, animai, pesci o scene di vita quotidiana con colori sgargianti.
Un esempio è il cosiddetto "principe
dei gigl". uno degl affreschi più famosi scoperto a Cnosso nel corso di uno scavo archeologico A Creta nacque l'idea che l'arte è sinonimo di bellezza si tratta di un concetto molto «riportante che venne poi trasmesso ai Greci e che nel corso dei seco! è giunto sino a noi. Nela pane nord del palazzo di Cnosso esisteva anche un teatro, dotalo di gradinate, dove i popolo poteva assistere ale gare di acrobazia coi tori.

La vita quotidiana: giochi e riti religiosi
Utilizzando i dipinti come fonte si vede anche che la popolazione amava partecipare a giochi e spettacoli pubblici, tra i quali erano particolarmente popolari gli esercizi acrobatici a cavallo dei tori: in tali occasioni i ragazzi si sfidavano afferrando per le coma un toro e cercando di saltargli sulla groppa. I Cretesi praticavano anche il pugilato, e le donne, che godevano di una posizione di prestigio, potevano partecipare alle attività sportive; alcuni affreschi infatti rappresentano la partecipazione di ragazze a incontri di pugilato.
I riti religiosi erano incentrati sul culto della fertilità e venivano praticati all’aperto, nei boschi, vicino alle sorgenti d’acqua, oppure sulla cima delle montagne. Queste cerimonie erano allietate da danze e musiche e si basavano sull’offerta alle divinità dei doni della natura. Stando a un recente ritrovamento archeologico, peraltro, si può ipotizzare che i Cretesi abbiano costruito anche dei templi di vaste dimensioni, simili a quelli greci e romani, cioè circondati da alte colonne.
La scomparsa dei Cretesi
Così come l’origine, anche la fine della civiltà minoica resta un mistero. Forse intorno al 1450 a.C. sull’isola si abbatte una catastrofe improvvisa, provocata da un’eruzione vulcanica seguita da terremoti e maremoti (oggi li chiameremmo “tsunami”) che distrussero i centri più importanti facendo crollare i palazzi. Questa sembra un’ipotesi veritiera dato che il mar Egeo si trova al


Le Isole del Mar Egeo sono state abitate fin dai tempi più antichi, dapprima ospitando gli embrioni della futura Civiltà Occidentale e poi divenendo il ponte naturale attraverso il quale Europa e Asia hanno commerciato, si sono combattute e si sono studiate vicendevolmente. 
Tutto ciò è avvenuto nonostante questa sia una delle zone simicamente più instabili del pianeta, costituendo il punto il cui ben quattro placche tettoniche (euroasiatica, egea, turca e africana) si muovono e si sovrappongono.
Nel corso dei secoli questi moti hanno generato terremoti, maremoti e attività vulcaniche, ma hanno anche dato vita al fenomeno distruttivo più potente che l’Umanità abbia mai conosciuto, un mostro di terra e di fuoco la cui potenza è superiore a quella di migliaia di testate nucleari.
Il suo nome è Thera e questo vuole essere il racconto del suo ultimo, terribile, risveglio e delle ripercussione che esso ha avuto sulla Storia dell’Umanità. 
I quattro giorni che sconvolsero la Storia
Siamo nel Mediterraneo Orientale, in un periodo compreso tra il 1627 a.c. e il 1600 a.c.
La Civiltà Minoica ha raggiunto il suo apice di potenza e l’isola di Thera - chiamata anche Santorini - é uno dei suoi capisaldi, forte sia della sua posizione commercialmente strategica sia di una conformazione fisica unica, sviluppandosi come un gigantesco porto naturale con un’unica apertura verso sud.
In passato sull’isola si sono già verificate attività eruttive di modeste entità, ma si è trattato sempre di eventi sporadici, che non hanno intaccato il benessere della popolazione e chi sono sempre apparentemente risolti dopo il giusto numero di sacrifici a Poseidone, il dio che scuote la terra: stavolta, però, la situazione è ben diversa e nessuna delle ecatombi fatte dai sacerdoti minoici potrà impedire il disastro che sta nascendo nel sottosuolo.
Tutto comincia con una serie di scosse di terremoto che scuotono l’isola per mesi, mentre le acque circostanti divengono ricolme di cadaveri di pesci, uccisi dalle esalazioni di zolfo rilasciate da spaccature sottomarine.
I danni sono ingenti e i morti sicuramente molti: dopo aver visto fallire le preghiere e i sacrifici dei loro sacerdoti, gli abitanti si convincono a lasciare Santorini (come suggerito dal fatto che non sono stati trovati scheletri o resti umani sotto i detriti, come invece avvenuto per Pompei) e cercano rifugio sulle isole vicine.
Inutilmente.
L’intera Thera, infatti, non è altro che un enorme vulcano di tipo pliniano, un genere di vulcano il cui magma particolarmente viscoso tende a trattenere i gas per periodi molto lunghi e genera quindi enormi pressioni nel sottosuolo: le eruzioni di questo tipo sono molto rare e distanziate nel tempo, ma proprio per questo riescono a raggiungere una potenza distruttiva che va ben oltre la semplice fuoriuscita di lava.
Sono passati 17.000 anni dall’ultima eruzione e la terra, ormai, non riesce più a trattenere le energie che si sono accumulate sotto di essa: dopo un’esplosione iniziale, dal cono vulcanico comincia a fuoriuscire una densissima colonna di cenere, detta "colonna pliniana", che il vento sposta rapidamente verso est. Tale è la quantità di polveri rilasciata dal Thera da raggiungere persino il Mar Nero e da condizionare il clima dell’intero pianeta, mentre per chilometri e chilometri piovono frammenti piroclastici, ossia frammenti di lava che possono raggiungere anche dimensioni considerevoli (le cosiddette "bombe piroclastiche"), che ovunque portano morte e devastazione.




È a questo punto che il vulcano entra nella sua vera fase critica. Dalle spaccature così venutesi a creare, l’acqua marina entra in contatto con il magma rovente, generando un’esplosione immane che spacca l’isola in più punti (facendole assumere la fisionomia attuale, ossia quella di un piccolo arcipelago) e il cui boato è tanto forte da raggiungere persino l’Egitto: con il cono vulcanico in frantumi, un’immensa nube ardente si riversa fuori dalla terra, un fronte di gas la cui temperatura oscilla tra i 500 e i 1200° e che schizza fuori a una velocità di circa 300 km/h.
Le conseguenze dell’eruzione del Thera (Santorini): il crollo della Civiltà Minoica
All’indomani dell’esplosione di Santorini, la situazione in cui versano Creta e le altre colonie Minoiche è sicuramente drammatica, con una popolazione falciata dal cataclisma e le città devastate dalle esplosioni o dalle onde anomale. I feriti vengono curati e già si cerca di ricostruire ciò che è stato distrutto, ma i danni che il Thera ha causato vanno ben oltre le semplici possibilità di riparazione materiale e feriscono dritto al cuore l’economia e la cultura di questo popolo.
Fino a poco tempo prima, infatti, la vita religiosa e politica minoica era stata diretta da una classe sacerdotale femminile legata a una serie di divinità, tra cui spiccava il culto della "Potnia, o "Signora", che null’altro era se non il nome cretese con cui veniva identificata la "Grande Madre" delle culture mediterranee pre-indoeuropee.
A queste sacerdotesse spettava il compito di interpretare la volontà degli dèi (è dimostrato l’uso dello zafferano come allucinogeno durante i rituali religiosi) e di soddisfarne la volontà tramite il tributo di sacrifici e la celebrazione di giochi rituali (tra i quali la famosa taurocatapsia,il salto del toro immortalato in numerose pitture murali): queste funzioni costituivano anche la base del potere politico di questa classe, che in tal modo manteneva anche importanti funzioni amministrative.
È facile immaginare che la fiducia riposta in questa classe sia stata messa drammaticamente in crisi dalla catastrofe del Thera, interpretata come una punizione divina che le sacerdotesse non erano riusciti né a prevedere (l’abbandono di Santorini deve essere stato causato più dai terremoti che da una vera intuizione di ciò che stava per accadere) né, tantomeno, a stornare. Su questo aspetto è utile ricordare come in più di un sito siano state rinvenute tracce che fanno supporre che nei giorni dell’eruzione si fosse tentato di placare gli dèi persino con dei sacrifici umani, pratica che presso i minoici (come presso molte altre cultura antiche) veniva riservata a casi di eccezionale gravità.
Il fallimento persino di questi tentativi estremi deve aver influito in maniera molto pesante sui rapporti di forza della società minoica dell’ultimo periodo.

                                          



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